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Quando, tre giorni dopo un terribile spavento, ho notato che mi era rimasto un lieve tremore alla mano sinistra, ho pensato che, con l’età, non ero più in grado di controllare le mie emozioni e ho preso un po’ di Valeriana.
Quando il tremore è aumentato e il neurologo mi ha comunicato la sua diagnosi, ho pensato che, lavorando in un centro-Parkinson, lui soffrisse di deformazione professionale, che vedesse il Parkinson ovunque e che IO, sicuramente, non avevo quel male.
Quando tac e risonanza mi hanno inchiodata alla realtà, sono stata presa dal panico. Mi sono vista cadere nel vuoto e atterrare sul nulla. Che cosa sapevo, infatti, io di quella malattia che avevo visto solo indossata da altri? NULLA, appunto!
Quando ho frugato in internet per capire che cosa mi fosse realmente successo, ho scoperto l’esistenza, a Boario Terme, di un Centro specializzato per la riabilitazione dei malati di Parkinson: EUROPEAN PARKINSON THERAPY CENTER.

Sono arrivata al Centro tesa, emozionata e spaventata. Avevo paura di quello che avrei visto, temevo di confrontarmi con altre persone uguali a me o, peggio ancora, presagio di ciò che sarei diventata fra qualche anno.
Mi sono, invece, trovata in un ambiente sereno e sorridente, professionale e positivo.
Nessun inutile pietismo. Ogni aspetto della malattia, ogni sintomo, ogni timore per il futuro, tutto ci è stato mostrato e presentato chiamandolo con il suo nome, per trasmetterci la consapevolezza che ciò che si conosce, volendo, si può combattere. L’ottimismo che tutti gli operatori hanno voluto infonderci era supportato dal lavoro di ricercatori di fama internazionale e documentato da numerose testimonianze. L’approccio didattico si può dire perfetto: le lezioni erano rinforzate da video, foto, schemi, sottofondi musicali; il nostro coinvolgimento era attivato mediante dialogo, schede e questionari; la ginnastica personalizzata in palestra era quotidiana.
Giorno dopo giorno, nella mia settimana di permanenza al Centro, sono stata aiutata a cercare il MIO personale modo di lottare contro la malattia: prima di tutto, con il mio neurologo di riferimento, ma anche con la mia famiglia, con il mio stile di vita, con le mie passioni, con il mio impegno quotidiano nella terapia fisica.
Ho potuto confrontarmi persino con la testimonianza di qualcuno che è riuscito a vedere il Parkinson come un’opportunità. Sinceramente io non sono così…” avanti”. Però, a Boario, ho capito che il Parkinson può non essere considerato una malattia, ma uno stato di vita diverso, certamente né desiderato né richiesto, ma un nuovo modo di percorrere, in salita, il sentiero dell’esistenza. Un po’ come quando, da giovane, molto prima dell’alba, partivo da Bardonecchia per raggiungere faticosamente la capellina sulla cima del Thabor, a oltre 3000 metri. Alla fine credevo di non farcela più e poi, però, la gioia di essere riuscita mi ripagava di tutta la fatica.
Il logo del Centro mostra una goccia di tanti colori versata tra due mani tese. Quella goccia allegra è il dono che mi ha fatto Boario e il motto del Centro: “Colour your life”, è diventato il mio motto.
Tornando a casa, porto con me anche il ricordo di persone squisite che, come me, combattono la loro quotidiana battaglia, e, tra tutte, due “ragazze” con cui ho avuto la gioia di condividere qualche momento in più e di vederle, felici, ballare dopo tanti anni.
Infine, voglio dire GRAZIE al mio terapista Pietro, angelo custode dolce e inflessibile, depositario dei miei momenti di sconforto e défaillance. Capace di incoraggiarmi sempre senza mai concedermi la debolezza di arrendermi. Quando faccio gli esercizi qui a casa, sento ancora la sua voce dietro di me che mi esorta a perseverare e corregge i miei errori di postura.
GRAZIE alla psicologa che, con pazienza, ha saputo ascoltare me e mio marito senza pretendere di cambiarmi la vita con facili soluzioni. Ci ha aiutato a capire, però, che la mia vita, la nostra vita è cambiata e che solo accettando questo dato di fatto, possiamo adeguarci al cambiamento e avere ancora tanto da dare, da ricevere, da fare, da amare, da gioire, da vivere.
GRAZIE al dottor Spada, per la semplicità con cui si è confrontato con i miei incipienti problemi vocali.
GRAZIE a tutti, ma proprio a tutti e a tutte, per la competenza e la professionalità con cui mi hanno incoraggiata, sostenuta e assistita.
E soprattutto GRAZIE ad Alex Reed, direttore del Centro, le cui parole mi si sono scolpite nella mente perché importanti per capire che cosa il Parkinson sia e come io possa fronteggiarlo. Ma quelle parole non si sono fermate nella mente. Mi sono scese giù, giù fino al cuore perché vengono da un vissuto testimoniato e mi danno la forza di lottare per riprendermi la vita e colorarla con tutte le sfumature della felicità.

Quando sono ripartita dal Centro, ero consapevole di dover continuare il mio viaggio della vita… su un treno più lento, ma dal finestrino vedevo di nuovo quei prati fioriti e colorati, quei laghi azzurri, quelle stazioni piene di gente, che dal giorno della diagnosi non avevo più notato. E quando scenderà la notte, perché le notti buie, comunque, arrivano sempre, spero, ricordando i giorni di Boario, di riuscire a vedere le stelle che brillano nel cielo e la luna d’argento che dipinge il suo riflesso chiaro sullo specchio nero del lago.

Maria

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